Terza Missione delle università: il contributo di ESPoR

da | Mag 27, 2021 | Progetto Espor

 

La terza missione (TM) delle università è stata riconosciuta come missione istituzionale solo in tempi recenti, e con una previsione normativa in continua evoluzione. A partire dalla sua istituzionalizzazione[1] quale attività universitaria soggetta a valutazione periodica, e grazie a una precedente sperimentazione inclusiva condotta dall’ANVUR nell’ambito di una Valutazione di Qualità della Ricerca[2], ha preso il via una terza fase di messa a regime del sistema, che ha nel frattempo incluso anche gli enti e i consorzi di ricerca tra i soggetti valutati.  Nell’ambito del Bando VQR 2015-2019, il progetto ESPaR, di cui ESPoR è la prosecuzione, è uno dei 6 progetti selezionati all’interno dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per rappresentarne il ruolo della terza missione agli occhi dei Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) interdisciplinare.

Ma cos’è esattamente la Terza Missione? Essa è, anzitutto, l’attività che richiede agli atenei di aprirsi alla società e di entrare in contatto diretto con soggetti e gruppi sociali ulteriori rispetto a quelli consolidati: studenti da un lato e comunità scientifiche o pari dall’altro. A differenza delle attività di ricerca e didattica, che sono dovere istituzionale di ogni singolo docente e ricercatore, la TM è una responsabilità istituzionale, alla quale ogni ateneo risponde in modo differenziato in funzione delle proprie specificità e delle proprie aree disciplinari. Richiede alle università di dare risposte immediate alle crescenti e nuove istanze civili, economiche e sociali attraverso, da un lato, una formazione sempre più mirata, continua e orientata al bisogno e, dall’altro, una ricerca sempre più efficace e a breve termine. Per fare ciò, si rende necessario un dialogo costante con gli attori sociali che a sua volta impone all’accademia il passaggio da un processo lineare (ricerca di base – ricerca applicata – invenzione – innovazione) a uno iterativo o circolare, caratterizzato dalla continua commistione tra università, società ed economia, nonché altamente inclusivo, in cui metodologie partecipative sono adottate in tutti gli step della ricerca e della governance del processo di ricerca e innovazione.

Sono attività di TM, ad esempio, l’imprenditorialità accademica, la sperimentazione clinica e le iniziative a tutela della salute, la formazione permanente e la didattica aperta, le attività di public engagement e la produzione di beni pubblici di natura sociale, educativa e politiche per l’inclusione. A cavallo tra queste due azioni si inquadra il contributo del progetto ESPaR e dell’attuale ESPoR, entrambi aventi l’obbiettivo di generare nel sistema dell’accoglienza italiano un impatto di Terza missione, che altro non è che impatto sociale: cambiamento sociale, economico o culturale, descritto e incarnato per mezzo di indicatori quantitativi e qualitativi al momento al vaglio degli esperti di TM.

Un primo impatto di ESPaR ed ESPoR si è registrato sull’Ateneo stesso, che grazie ai due progetti ha approfondito e migliorato la propria conoscenza del sistema dell’accoglienza e dei migranti, ha tratto nuovi spunti di ricerca e mezzi per il suo lavoro e ha avviato l’auspicato dialogo circolare tra ricerca, formazione e impatto sociale. Il ponte tra ricerca e società non è privo di ostacoli – a volte i diversi linguaggi e ruoli rappresentano barriere da superare – ma ciò non toglie che esso ha consentito e sempre più permetterà di innescare un processo educativo ascendente e dunque innovatore anche per l’accademia.

Gli impatti più importanti sottostanti al modello ESPoR, però, sono quelli esterni all’Ateneo. Esso ha contribuito: a indurre un cambiamento nei beneficiari finali, aumentandone il senso di autoefficacia, la disponibilità e il realismo della progettualità di carriera, la capacità di raccontare la propria professionalità; ad arricchire le competenze degli operatori rispetto ai bisogni di orientamento dei migranti attraverso una formazione specifica, che li renda più efficienti nel supportae le opportunità occupazionali dei migranti, ma anche più efficaci nel contrastare fenomeni di ghettizzazione professionale tipici di questo target; a diffondere una nuova consapevolezza degli stakeholder, enti del terzo settore e servizi per l’impiego,  rispetto alle finalità e alle caratteristiche dell’orientamento all’interno dei servizi per l’integrazione e, in particolare, rispetto alla necessità di andare oltre i limiti dei percorsi più classici limitati alla ricerca di un’occupazione.

Solo i mesi a venire ci diranno se ESPaR ed ESPoR saranno stati in grado di adempiere al ruolo di Terza Missione di UCSC. Nel frattempo, continua lo sforzo dello staff nel proseguire le attività progettuali, per generare un più ampio impatto culturale: da un lato il cambio di paradigma “dall’occupazione all’occupabilità”, dall’altro l’acquisizione della consapevoezza che, anche rispetto ai migranti così come alle altre fasce più vulnerabili della società, si può e si deve parlare non solo di lavoro inteso come mezzo per guadagnare, ma anche di carriera intesa come mezzo (carrier) di sviluppo e realizzazione personale.

Viviana Campelli – Coordinatore operativo e ricercatore ESPoR

 

[1] Nel 2012, il D.Lgs.19/2012 introduce il sistema di Autovalutazione valutazione periodica e accreditamento (AVA) degli atenei, seguito nel 2013 dal Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (DM.47/2013) su “autovalutazione, accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei corsi di studio e valutazione periodica”, che all’Allegato E definisce gli indicatori e i parametri per la valutazione periodica della ricerca e della terza missione.

[2] Nell’ambito della VQR 2004-2010, l’Agenzia Nazionale Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) ha coinvolto gli Atenei nella definizione di alcuni indicatori, così contribuendo a fondare un solido sistema di valutazione della TM, poi istituzionalizzata.